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Intervista a Valeria Cagnina: insegnante di robotica a 16 anni!

Interviste

1 Dicembre

Valeria Cagnina, un vulcano di idee, entusiasmo e positività, ha saputo tradurre la sua passione per l’informatica in un progetto in continua espansione

Da appassionata di informatica a insegnante di robotica per Valeria Cagnina il passo è stato breve. Pur avendo soli 16 anni Valeria Cagnina ha un curriculum di tutto rispetto! In lei troviamo un concentrato di conoscenze e di esperienze in continua crescita! La voglia di condividere tutto quello che ha imparato e che continua da imparare con quanti più ragazz* è incessante. Sembra di avere a che fare con un highlander. Lasciamo a lei la parola. Il suo racconto frizzante e la sua vita frenetica, ma sempre nella convinzione di fare cose divertenti, di ci ha letteralmente spiazzate!

Difficile per noi trovare la prima domanda da farti! Siamo stupite e meravigliate per tutto quello che abbiamo letto di te sul tuo sito e nelle tante interviste che hai fatto! Cosa ne pensi se partissimo dall’argomento a scelta (come capita, qualche volta, durante le interrogazioni scolastiche)?

Non esiste una domanda a cui io non rispondo! ?
Possiamo partire dalla più banale in ordine cronologico, come hai cominciato?
A 11 anni mi piaceva la chimica e l’informatica. La chimica potevo sperimentarla un po’ ad Alessandria, l’informatica no. A differenza dei miei coetanei ho sempre avuto libero accesso al web, alla rete e ai computer di casa. Navigando ho scoperto il Coderdojo Milano ed è stato amore a prima vista: tutti i sabati e tutte le domeniche mi facevo portare a Milano per questi incontri di programmazione. Lì un giorno scopro una pianta digitale realizzata con Arduino che rilevava la temperatura e ‘appassiva’ se c’era poca umidità e rilevava i suoni e ‘stava male’ se veniva lasciata da sola. Mi sono fatta comprare lo starter kit di Arduino e da sola, davanti ai video di Youtube (all’epoca solo in inglese) ho fatto tutti i progetti iniziali e ho costruito il mio primo robot in grado di muoversi da solo per la stanza e rilevare gli ostacoli.

Valeria Cagnina, sul tuo profilo Facebook racconti di te che sei una “whynotter e non una yesbutter”: ci spieghi cosa significa?

Sono una che ad ogni novità e ad ogni proposta risponde tendenzialmente ‘perché no?’ e non ‘sì, ma…’ elencando una serie di ostacoli e problemi che obbligano all’immobilismo, al fare le cose sempre allo stesso modo, al non abbracciare il cambiamento. Meglio fare e sbagliare piuttosto che non provare.

C’è chi dice che il codice sarà uno dei linguaggi più conosciuti in futuro e che dovrebbe essere insegnato a scuola. È universale come la matematica e permetterà di trovare posto di lavoro più facilmente. Tu cosa ne pensi?

Assolutamente sì, mi stupisco sempre come qualcuno possa pensare il contrario. Faccio sempre questo esempio molto pratico ai genitori e/o insegnanti che oppongono resistenza all’insegnamento delle basi del codice anche da piccoli: tutti da bambini imparano le basi del codice della strada attraversando sulle strisce pedonali e tutti a 18 anni prendono la patente. Significa che tutti, da grandi, faranno gli autisti? No! La patente e il codice della strada, come il coding e le STEM, sono soltanto strumenti in più che aiuteranno nella vita futura dei bambin* e ragazz*, qualunque sarà!
Quanto al trovare lavoro facilmente… apri un discorso infinito! La mia vita mi porta ogni giorno a vedere opportunità ovunque, il problema è che nessuno le spiega e le racconta ai miei coetanei e la scuola, mediamente, è quanto di più lontano esiste dal mondo del lavoro!

Hai costruito il tuo primo robot a 11 anni e ora che ne hai 16 sei insegnante di robotica nella scuola che hai creato tu ad Alessandria. Come hai fatto? Cosa ne pensa la tua famiglia del tuo progetto?

Il robot è stato facile, su Youtube c’era tutto! I problemi li ho avuti più con l’inglese che a 11 conoscevo davvero poco. (Altro gravissimo problema che dovrebbe risolvere la scuola!). Da lì è stato tutto un susseguirsi di eventi, persone, idee, che sono ‘capitate’ a catena mentre io continuavo – e continuo! – a divertirmi un mondo inseguendo le mie passioni. Sono diventata Digital Champion a 13 anni e sono entrata in contatto con una rete pazzesca di persone che fanno innovazione in Italia, a 14 anni sono stata speaker al TEDx MilanoWomen, a 15 sono stata senior tester al MIT di Boston nel progetto Duckietown. A Boston considerano praticamente morta la scuola come la intendiamo noi e i maggiori cervelli della terra si interrogano sul futuro dell’education. Io che ho praticamente sempre avuto problemi con la scuola, a Boston sono rimasta affascinata da questo campo ho cominciato a maturare un modo nuovo di unire divertimento e apprendimento. Da lì alla creazione della scuola il passo è stato breve: ho cominciato a fare corsi a bambin*, ragazz*, adulti e insegnanti e gli ambienti erano fondamentali, così ho ristrutturato un locale e creato la mia aula. Ovviamente i miei genitori mi hanno sempre sostenuta ed aiutata, anche quando non capivano proprio tutto (loro fanno un lavoro completamente diverso!).

intervista valeria cagnina insegnante robotica

Come riesci a conciliare i tuoi tanti impegni tra scuola, la tua scuola di robotica, e l’estero? Hai per caso il giratempo di Harry Potter ??

Magari!!! Se qualcuno riesce ad inventarlo sarò la prima cavia!
È forse l’aspetto più difficile e serve un’organizzazione davvero minuziosa. Diciamo che sfrutto al massimo tutti i tempi morti: faccio le cose in fretta, rispondo alle mail in viaggio mentre mi sposto, studio di notte, incastro le lezioni, spesso mangio e mi cambio in auto,… mi piace così tanto quello che faccio che non esiste la stanchezza: mi diverto!
Tuttavia le richieste sono sempre di più, per quello sto cercando qualcuno nella zona di Alessandria che mi aiuti con le lezioni: mi spiace dire di no a nuove proposte, ma è davvero difficilissimo trovare qualcuno appassionato di tecnologia e di educazione.

Cosa fai nel tempo libero? Sempre che tu riesca ad avere del tempo libero visti i tanti progetti!

Tempo libero non è proprio la definizione giusta, perché presuppone il contrario, un ‘tempo occupato’ da qualcosa di noioso. Per me è tutto tempo libero! Per rispondere però seriamente alla tua domanda, ti assicuro che mi ritaglio un sacco di tempo libero: faccio ginnastica ritmica tre interi pomeriggi a settimana e la insegno alle bambine più piccole, amo viaggiare e sto per partire per un mese on the road in California con i miei genitori, poi vado in bici, esco con gli amici, vado in oratorio, curo l’orto, faccio origami,… le cose normalissime dei ragazzi della mia età.

I team che ti circondano per la realizzazione dei tuoi progetti immaginiamo siano molto importanti per te. Che rapporto hai con loro (e loro con te) vista la tua giovanissima età? Ti sei mai sentita giudicata per la tua età?

Sì spesso, ma ho imparato ad andare oltre. Ci sono ambienti ‘antichi’ come la scuola in cui mi sono quasi sempre sentita dire che facevo cose non adatte alla mia età e dovevo smettere.
Di solito le persone più grandi sono convinte che io mi perda qualcosa della mia età. In realtà io a tutte le cose normali della mia età aggiungo quello che mi piace e mi fa divertire. È brutto che pensino questo, perché forse la loro vita è stata felice e spensierata da giovani e oggi non amano minimamente quello che fanno. Io invece abbraccio il detto: ama ciò che fai e non lavorerai un solo giorno della tua vita!
Poi ci sono altri ambienti più aperti, più moderni,… a Boston, dove regna la meritocrazia compulsiva, nessuno mi ha mai chiesto che scuola faccio ma sempre e solo ‘cosa sai fare?’. Basta prediligere gli ambienti giusti. Là si sta sviluppando l’idea di reverse metoring, proprio perché ormai si è capito che la conoscenza non è più una questione di età ma di competenze ed esperienze. Cerco di circondarmi di persone aperte mentalmente a cui ho qualcosa da dare e che hanno qualcosa da dare a me. Certo è molto difficile, soprattutto nelle realtà provinciali come quella in cui vivo, ma solo il contagio potrà far cambiare piano piano le cose.

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Da chi ti fai ispirare? Segui qualcuno in particolare sui social?

Seguo tantissime persone sui social, sono stati la mia finestra sul mondo e la possibilità di guardare più in là quando a 11 anni non avevo certo la possibilità di partire. Non ho un idolo in particolare perché penso che ogni persona sia unica, mi piace quindi prendere da ognuna alcuni aspetti interessanti. Per esempio ti potrei citare la determinazione di Bebe Vio come personaggio famoso, oppure la passione per l’educazione e la spinta ad andare oltre i miei limiti della mia insegnante di ginnastica ritmica, Silvia.

Che aria si respira tra i giovani che frequenti? Cosa ne pensano del tuo progetto?

Vado d’accordo coi miei coetanei e mi trovo bene con loro, tuttavia spesso vivo una sorta di vita sdoppiata: mi fanno domande circa quello che faccio, ma non lo capiscono e spesso mi chiedono ‘ma chi te lo fa fare!’. Non capiscono la passione e il divertimento che muove tutto e a me dispiace per loro, così spesso, quando sono con loro, evito certi argomenti e parlo solo delle cose normali. Quando poi frequento gli ambienti stimolanti invece mi ‘trasformo’, ma qui mediamente hanno almeno 10-15 anni più di me!

Stare sui social. Se ne parla tanto. Tu li usi per raccontare le tue splendide esperienze, ma cosa ne pensi di questi luoghi virtuali in cui si intrecciano amicizie, business e purtroppo anche esperienze poco gradevoli? Hai mai avuto esperienze negative con il mondo del web?

Il web è fatto di opportunità che sono lì per essere colte e solo in minima parte (molto molto minima!) di esperienze sgradevoli. Guardare sempre e solo a quelle, come fanno a scuola dove la Polizia Postale viene a dirci che non bisognerebbe utilizzare il web fino a 18 anni (!), significa concentrarsi su un albero e perdere di vista la foresta! Io posso solo ringraziare il web per quello che ho potuto fare, mi ha permesso di scoprire che non ero sola a pensarla in un certo modo, ho conosciuto un sacco di gente (tantissime persone solo virtualmente), interessi, formazione, novità,…imparo ogni giorno, prendo idee e spunti e molto molto altro!
Nella mia scuola insegno sempre che è più facile difendersi online da un malintenzionato che per strada. Online basta un click per levarselo di torno! Il problema semmai è non andare a cercarsi guai e non infilarsi in determinati giri, ma questa non è più una questione di web, di internet, di computer o di strumenti: è solo una questione di educazione! Il web e i social sono strumenti che amplificano un segnale: se il segnale è buono amplificano il buono, se è cattivo, amplificano il cattivo. Dipende solo da noi: dalle nostre scelte, dal nostro modo di essere e dalle reti che ogni giorno ci creiamo intorno.

Come immagini saranno un domani bambin* e ragazz* a cui tu insegni oggi a costruire una mano robotica o un drone?

p.s.: l’asterisco non è un errore di battitura! Valeria ci tiene molto alla non distinzione tra femminile e maschile e rispettiamo questa sua scelta (che condividiamo!).

Ti ringrazio per aver sottolineato l’asterisco. Lo inserisco perché cerco sempre di convincere le bambine e le ragazze ad andare contro gli stereotipi e le frasi fatte che le vogliono relegate a certi ruoli, anche se queste imposizioni arrivano dalla famiglia.
Cerco di insegnare loro che tutto è possibile e che il mondo è nelle loro mani. Utilizzo la robotica per aiutarli a scoprire le loro passioni e per convincerli ad inseguirle a qualsiasi prezzo. Mi piacerebbe che diventassero adulti senza rimpianti, felici, contenti e soddisfatti di quello che fanno ogni giorno, anche grazie a quella ragazzina che nella sua scuola non permetteva a nessuno di dire ‘non ce la faccio!’, perché questa frase è solo un blocco mentale per convincerci ad arrenderci!

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Un consiglio dalla super millenial Valeria ai millenial (senza asterisco in questo caso!) di domani?

Non arrendetevi mai, non credete mai a chi vi dice che è impossibile. Siate curiosi, esplorate, cercate, scoprite le vostre passioni ed inseguitele sempre! Con tanta determinazione, fatica e duro lavoro, ricordando sempre che solo sul dizionario successo viene prima di sudore!

Come ti vedi tra 5 anni? Vista la velocità del tuo percorso forse dovremmo chiederti come ti vedi tra due! Hai un sogno nel cassetto o un particolare progetto che vorresti vedere realizzato?

Mi vedo proseguire in questo campo ed ingrandire e consolidare sempre di più la mia scuola. Il prossimo anno cominceranno a partire gli ‘Ambassador’ con il mio marchio: una serie di insegnanti opportunamente formati per scuole in giro per l’Italia che abbracciano la mia idea di scuola e la mia filosofia per fare in modo che tanti bambin* e ragazz* della provincia italiana possano avere le stesse opportunità che ho avuto io. Spero di riuscire a diffondere il mio progetto in tutta Italia e – perché no? – in Europa! Che dici, la consideriamo una call? 😉

 

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Iolanda Saia
Posted by Iolanda Saia

Lavora come freelance dal 1987 nel mondo della comunicazione tra Novara e il Lago Maggiore. Spera in un mondo pacifico in cui discutere tutto in armonia e senza arrabbiature e un futuro fatto di viaggi in luoghi sperduti e lontani dal caos.

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